La campania è una delle regioni più popolose d’italia e nonostante questo non ha neanche un’inceneritore. Se dovessero entrare in funzione impianti di compostaggio, riciclaggio e trattamento meccanico-biologico, se dovessero essere utilizzati siti idonei per lo stoccaggio provvisorio, se dovesse essere fatta partire una raccolta differenziata porta a porta, si arriverebbe al paradosso che, al momento della finitura dell’inceneritore di acerra, tale inceneritore non servirebbe assolutamente a nulla, resterebbe inutilizzato.
Questo sarebbe un problema enorme di immagine per tutti gli altri inceneritori esistenti sul territorio italiano e non: se una regione come la Campania, con la sua storia, i suoi usi ed i suoi costumi, la sua enorme popolazione, dovesse riuscire a fare a meno degli inceritori ed al contempo uscire dall’emergenza, la gente comincerebbe a domandarsi a che diamine servono gli inceneritori, scatenando un deleterio (per gli affaristi, ovviamente) effetto a catena.
Seguire i soldi. Sempre. Anche quando, ad esempio, si parla di cassonetti bruciati: siamo sicuri che a bruciarli siano i cittadini, e non chi sarà poi chiamato a provvedere allo smaltimento dei rifiuti bruciati, che vanno smaltiti in maniera speciale? Perché ancora non è mai stato beccato nessun incendiario? Rifletteteci!












