Greenpeace: scorte di uranio dureranno solo 70 anni

giugno 22nd, 2008 by admin

14 luglio 2008 – Solo settant’anni. Tanto dureranno le scorte di uranio disponibili nella pancia del pianeta che alimentano i 439 reattori esistenti. Dopo di che o si dovrà puntare su altre fonti oppure si dovrà dire addio al nucleare. E con esso a miliardi di investimenti.

È quanto si evince – ha spiegato oggi Greenpeace nel corso di una conferenza stampa che ha tenuto oggi a Roma – dall’ultimo rapporto Ianea-Nea (International Atomic Energy Agency e Nuclear Energy Agency), secondo il quale le riserve “ragionevolmente sicure” di uranio ammontano a 3,3 milioni di tonnellate. (Il documento presentato oggi da Greenpeace).

“Il consumo attuale di uranio è di quasi 70 mila tonnellate – ha detto Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace sul nucleare – per questo motivo, agli attuali livelli di consumo, le risorse basteranno, al massimo, per 70 anni”.

Sul nucleare, però, secondo Greenpeace, pesano anche altre incognite, come i costi per realizzare un impianto che si discostano notevolmente – secondo l’associazione – da quelli previsti. È il caso dell’Epr (European Pressurized Reactor) francese il cui costo previsto era di 3,2 miliardi di euro, saliti, “secondo le stime, di 1-2 miliardi”, ha aggiunto Onufrio.

Ma in generale non esistono dati univoci sul costo dell’energia da nucleare. Qualche esempio? Il costo di 1.000 MW di nucleare costa 2 miliardi di euro per Enel, oltre 3,5 per E.ON, oltre 4,6 miliardi per l’agenzia di rating Moody’s, e oltre 5,2 per Florida Light and Power. Chi ha ragione?

A questo – ha riferito inoltre Greenpeace – si aggiunge la scarsa sicurezza degli impianti in costruzione. Per l’Epr in costruzione in Finlandia a Olkiluoto – il cui costo, tra l’altro, nel corso dei lavori è lievitato a oltre 5 miliardi di euro – Greenpeace parla di 1500 “problemi di qualità” dovuti alla scarsa affidabilità delle ditte di costruzione alle quali sono stati subappaltati i lavori.

Inoltre, ha aggiunto Greenpeace, l’aumento delle materie prime si riflette anche sull’atomo facendo lievitare ulteriormente i suoi costi. A causa della crescita del prezzo dell’acciaio e del cemento produrre energia dal nucleare potrebbe arrivare a costare anche il 173 per cento in più.

Fonte: casaenergia.tv

Posted in News, No Nucleare!

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