Giovedi’ 14 Gennaio 2010 abbiamo pubblicato ( A PAGAMENTO !!! ) sulla Gazzetta di Parma, a pagina 5, la denuncia dei medici ISDE, i quali hanno messo in luce le alterazioni di studi scientifici apportate volutamente da parte di certi ” ESPERTI ” per mascherare la pericolosita’ di vere e proprie fabbriche di morte: gli inceneritori.
Uno di questi esperti si chiama Vito Foa’, il quale ha replicato ( GRATUITAMENTE !!! ) sulla Gazzetta di Parma di Domenica 24 Gennaio 2010, pagina 8, alle accuse mosse dai medici ISDE con un perentorio articolo: ” I MODERNI TERMOVALORIZZATORI? IMPIANTI SICURI E NON DANNOSI “.
In questo articolo il Professore Foa’ usa parole forti: ” Sorprende la facilita’ con la quale alcuni colleghi vengono ad accusare di falsita’…”, “…i medici ISDE dimostrano una superficialita’ scientifica preoccupante…il falso e’ riportato da questi inesperti lettori…”
Noi siamo preoccupati dalla facilita’ del Prof. Veronesi ( co-autore assieme a Foa’ ), il quale davanti a milioni di italiani ” SPARA ” a ZERO per poi dichiararsi inesperto davanti a quattro ragazzi.
Peccato per l’ Emerito Professore che i quattro ragazzi avevano con loro una web-cam che ha permesso di diffondere in rete LA SUPERFICIALITA’ SCIENTIFICA dell’ Emerito Professore.
Una rete non e’ gerarchica !
Una rete e’ un intreccio di relazioni, informazioni…e’ una condivisione, uno scambio alla pari !
I MEDICI ISDE, OVVIAMENTE, RISPONDONO ALLE ACCUSE DEL Prof. Vito Foa’, il quale ( come potrete notare ) non perde il vizio di estrapolare…
In una recente intervista il prof. Vito Foà, nel ribadire la sua ben nota convinzione dell’assoluta innocuità degli impianti di incenerimento per rifiuti solidi urbani, replica alle affermazioni contenute nel comunicato stampa che l’Associazione Medici per l’Ambiente – I.S.D.E. (International Society Doctors for Environment) aveva emesso il 20 novembre 2009 in occasione del 20° anniversario della sua fondazione. In tale comunicato veniva posto all’attenzione dell’opinione pubblica il fatto che in documenti ad uso delle pubbliche amministrazioni i risultati di studi scientifici erano stati modificati per attestare l’innocuità degli inceneritori e supportare la scelta dell’incenerimento dei rifiuti. L’articolo finito nel mirino dei Medici per l’Ambiente era comparso sui Quaderni di Ingegneria Ambientale – Parte II “L’Impatto Sanitario” N. 45 (pag. 54-55, 2007) e successivamente ripreso in un documento ufficiale della “Regione Sicilia – Agenzia Regionale per i Rifiuti e per le Acque”. Nel comunicato stampa si segnalava che il prof. Vito Foà, autore del suddetto articolo, aveva riportato una frase tratta da un lavoro scientifico di P. Elliot, condotto in Inghilterra su 72 inceneritori, modificandone totalmente il senso attraverso l’inserimento di una negazione, assente nel testo originale. Nell’intervista, pubblicata il 24 gennaio u. s., sulla Gazzetta di Parma, il prof. Foà, fa riferimento ad una frase diversa da quella citata nel nostro comunicato e, pur traducendola questa volta correttamente, non perde il vizio di estrapolarla dal contesto per farle assumere un significato ben più ampio di quello che ha. Infatti nella fase citata da Foà nell’intervista, in cui gli autori inglesi affermano che il loro studio “non ha trovato alcuna evidenza di diminuzione del rischio con la distanza dagli inceneritori per un numero di tumori inclusi i linfomi di Hodgkin e i sarcomi dei tessuti molli”, non si fa riferimento a tutti i tumori esaminati, ma solo ad alcuni tra essi. Ciò è chiaramente desumibile da quanto esplicitamente scritto nello stesso studio poco prima (pag. 707, seconda colonna, penultimo capoverso), come qui si riporta nella sua interezza:
“Sulla base di risultati replicati nei due stadi del presente studio, si sono ottenuti risultati significativi per tutti i cancri insieme, per il cancro dello stomaco, del colon-retto, del fegato e del polmone. Per tutti gli altri cancri studiati, incluso laringe, naso e nasofaringe, tessuto connettivo (inclusi sarcomi dei tessuti molli), e linfomi non Hodgkin, non c’era alcuna evidenza complessiva di declino nel rischio con la distanza dagli inceneritori” 1.
Il passo, citato da Foà, nell’articolo originale si limita a riprendere il secondo periodo di quello sopra riportato, mentre, per quanto riguarda i risultati relativi a tutti i cancri insieme, stomaco, colon retto, fegato e polmone, gli autori inglesi non affermano affatto – nè potevano farlo – che non c’e evidenza di declino con la distanza, perchè tale evidenza esiste e i dati oggettivi non possono certo essere disconosciuti. Vero è che, nelle conclusioni, gli autori, che pure avevano utilizzato un indice di deprivazione per evitare che i risultati fossero condizionati dallo stato socioeconomico dei soggetti indagati, suppongono, sulla base di un’analisi “post hoc” limitata ai soli tumori per i quali era stata osservata un’associazione positiva con la vicinanza agli inceneritori, l’esistenza di ulteriori, ma non specificati, fattori di confondimento che spiegherebbero il declino trovato, indipendentemente dalla presenza degli inceneritori. Essi infatti affermano: “Una spiegazione verosimile dei risultati significativi per tutti i cancri insieme, stomaco e cancro del polmone consisteva in fattori di confondimento residui, che anche sembrerebbero spiegare almeno parte degli eccessi di rischio del cancro al fegato”2.
Si noti, oltretutto, che nell’abstract, è ancor più evidente che si tratta di una valutazione soggettiva degli autori: “C’era evidenza di fattori di confondimento residui vicino agli inceneritori, che sembrava (seemed) essere una probabile
1 Based on replicated findings in the two stages of the present study, significant results were obtained for all cancers combined, stomach, colorectal, liver and lung cancer.For all other cancers studied, including larynx, nasal and nasopharyngeal cancer, connective tissue (including soft-tissue sarcoma), and non-Hodgkin lymphomas, there was no evidence overall for decline in risk with distance from incinerators
2 A likely explanation of significant findings for all cancers combined, stomach and lung cancer was residual confounding, which also appeared to explain at least part of the excess risk of liver cancer
(likely) spiegazione dei risultati per tutti i cancri, stomaco e polmone e anche per spiegare almeno parte dell’eccesso di cancro al fegato”.
Il fatto che il declino del rischio di cancro con la distanza dall’inceneritore sia un dato oggettivo, che i fattori di confondimento residui non cancellano non è peraltro solo una nostra opinione: anche in lavori scientifici pubblicati e soggetti a peer-review, primo fra tutti la revisione pubblicata sugli annali dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2004, redatta da Franchini M, Rial M, Buiatti E, Bianchi F, i risultati dello studio di Elliot vengono annoverati tra le associazioni positive di tutti i tumori, cancro al colon-retto, al polmone, allo stomaco ed al fegato con l’esposizione alle emissioni da inceneritori. Inoltre, in una recentissima rianalisi dei lavori che riguardano l’impatto sanitario dei sistemi di trattamento dei rifiuti, ad opera di Porta D, Milani S, Lazzarino A, Perucci C A, Forastiere F, pubblicato su Environmental Health 2009, 8: 60, i risultati dello studio di Elliot sono valutati nello stesso modo con cui erano stati considerati nella review di Franchini ed altri, ossia come espressione di un’associazione positiva fra cancro ed inceneritori; in tale rianalisi, i fattori che possono determinare alterazioni indebite dei risultati sono così valutati: mancanza di misurazioni dell’effettiva esposizione (valutata solo in base alla distanza) = — (probabile sottostima del rischio tra il 20 e il 50%); fattori residui di confondimento = + (probabile sovrastima del rischio inferiore al 20%). Quindi, l’effetto dei confondenti residui è ampiamente compensato dalla sottostima del rischio dovuta ad un’insufficiente determinazione dell’esposizione.
Ciò che aveva scritto il prof. Foà nel documento “Il recupero di energia da rifiuti: La pratica, le implicazioni ambientali e l’impatto sanitario” è però cosa diversa da quanto riportato nell’intervista alla Gazzetta di Parma: nel quaderno di Ingegneria Ambientale n. 45, infatti Foà aveva scritto “nessun declino con la distanza dall’incineritore per tutti i tumori: stomaco, colon-retto e polmone oltre che per linfoma di Hodgkin e sarcomi dei tessuti molli”, ben diverso da ciò che si legge nell’abstract del lavoro originale, ossia:
“ dopo i due stadi dello studio c’era un declino statisticamente significativo (p<0.05) nel rischio con la distanza dagli inceneritori per tutti i cancri aggregati [insieme], [cancro] allo stomaco, al colon-retto, al fegato e al polmone1”,.
Come definire un simile modo di presentare i risultati di lavori scientifici? Noi ne conosciamo uno solo: modifica o alterazione dei risultati, esattamente come l’abbiamo definita nel nostro documento e come, del resto, testimoniano anche le interpretazioni sopra citate di altri autorevoli autori.
1 Over the two stages of the study there was a statistically significant (P<0.05) decline in risk with distance from incinerators for all cancers combined, stomach, colorectal, liver and lung cancer













