BERTOLLINI e OMS, II
Sul quotidiano la Repubblica è comparsa una intervista online al dott. Bertollini, funzionario dell’OMS, ampiamente rassicurante circa l’incenerimento dei rifiuti. Le affermazioni contenute nell’intervista ci stupiscono profondamente: infatti più di una delle dichiarazioni contenute nell’intervista è in aperto contrasto sia con quanto contenuto in documenti ufficiali della stessa OMS, sia con precise disposizioni della Comunità Europea quali la la Direttiva 2008/98/CE, sia con la posizione espressa dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Chirurghi ( FNOMCeO)1, documenti tutti ampiamente ripresi nella corposa Monografia: “Gestione dei rifiuti e rischi per la Salute”2 .
Innanzi tutto l’affermazione circa pretrattamenti efficienti in grado di eliminare materiali tossici dai rifiuti è del tutto fantasiosa, in quanto non esistono tecnologie in grado di “purificare” a priori i rifiuti ed anzi i processi di combustione si caratterizzano proprio per trasformare in pericolosi inquinanti anche ciò che in ingresso è assolutamente innocuo ed inerte ( come nel modo più banale è documentato da quanto scritto in ogni pacchetto di sigarette).
L’affermazione inoltre che “Gli inceneritori non hanno nessun effetto negativo sulla salute dei cittadini”, appare priva di fondamento scientifico, come la letteratura anche più recente dimostra: effetti cancerogeni sulle popolazioni esposte alle emissioni di inceneritori sono ampiamente documentate da studi seri e metodologicamente robusti, come ben messo in evidenza nel documento dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) “Trattamento dei rifiuti e salute” del febbraio 20083. Che questo dato si riferisca ad impianti funzionanti già da molti anni e non ad impianti entrati in funzione recentemente o ad impianti ancora da costruire è di una tale ovvietà che non meriterebbe neppure di soffermarsi.
Purtroppo questo argomento viene ampiamente usato per dedurne una ipotetica e non documentata innocuità dei cosiddetti “nuovi impianti”: è fin troppo noto che le patologie oncologiche si manifestano a distanza di molti anni dalla prima esposizione e che quindi gli effetti rilevati oggi non possono che riferirsi ad impianti funzionanti da tempo!
Quale fondamento scientifico può pertanto avere un asserzione tesa a negare qualsiasi effetto di tipo cancerogeno sulla salute dei cittadini da parte di impianti costruiti in questi anni o ancora da costruire?
Del resto, anche in un recente report dell’OMS si specificava che: “ Vi è ragionevole evidenza di alcuni effetti avversi sulla salute da parte dei vecchi impianti. Ci sono pochi o non rilevanti dati per quanto riguarda gli impianti più moderni4”. La conclusione che se ne traeva era che “le decisioni relative alla costruzione di nuovi impianti dovrebbe osservare il principio di precauzione, e ciascun impianto e ciascun sito dovrebbe essere rigorosamente valutato per la sua potenziale pericolosità per la salute”5, che è cosa ben diversa da quanto asserito nell’intervista, ossia che “Con gli inceneritori di ultima generazione la popolazione può stare assolutamente tranquilla”. Del resto, proprio in relazione alla pericolosità delle emissioni degli inceneritori (vecchi o nuovi che siano) si puntualizzava: “Un dato di cui si dovrebbe tenere conto è questo – se gli inceneritori di rifiuti producono emissioni note per essere nocive, non c’è motivo per supporre che esse debbano essere meno (o più) nocive delle stesse emissioni provenienti da altre sorgenti. Anche se, ad esempio, gli impianti per i rifiuti producono nella maggior parte dei siti solo una piccola frazione dell’inquinamento atmosferico da particolato, questa piccola frazione è sicuramente nociva”6.
2 ISDE Monografia:Gestione dei Rifiuti e rischi per la Salute: strategie di prevenzione primaria e di promozione della Salute. Ed. Medico Scientifiche marzo 2009-04-2009
3 Trattamento dei rifiuti e Salute: Posizione dell’Associazione Italiana di Epidemiologia E&P anno (2008) 32(4-5) luglio- ottobre pag. 184-18
4 “There is reasonable evidence of some adverse health effects from older plants. There is little or no relevant data from more modern plants”, Population health and waste management: scientific data and policy options, Report of a WHO workshop, Rome, Italy, 29-30 March 2007, pag. 32
5 Decisions to proceed with the construction of new plants should observe the precautionary principle, and each plant and each site should be rigorously evaluated for potential harm, ibidem, pag. 33
6 A point which should be made is this – if waste incinerators produce emissions known to be harmful, there is no reason to suppose that these will be any less (or more) harmful than the same emissions from other sources. Although, for example, waste plants produce only a small fraction of the total particulate air pollution in most places, that small fraction is definitely harmful
Quando anche le quantità di inquinanti immessi nell’ambiente da parte dei nuovi impianti fossero effettivamente minori rispetto a quelle dei precedenti – cosa niente affatto sicura quando si considerino i flussi di massa totali e non le concentrazioni, vista la taglia notevolmente superiore di quelli nuovi – la composizione dell’inquinamento non solo non cambia, ma in certi casi peggiora, come accade per il particolato, in cui la frazione ultrafine, la più pericolosa, diventa preponderante1.
Non è perciò in alcun modo possibile asserire, con un minimo di credibilità scientifica, che “gli inceneritori non hanno nessun effetto negativo sulla salute dei cittadini” neppure per gli impianti di nuova o recente costruzione. E’ poi la stessa Comunità Europea a riconoscere la nocività degli impianti di incenerimento, quantificando addirittura in termini monetari i costi per l’ambiente e la salute (i cosiddetti costi esternalizzati) di ogni tonnellata di rifiuti combusta2.
Quanto all’importanza di un sistema di riciclaggio efficiente, siamo i primi a riconoscerne il ruolo prioritario nella strategia di gestione dei rifiuti, ma ci preme ricordare come l’assurdo sistema di incentivazione concesso, solo in Italia, agli inceneritori dotati di recupero energetico (CIP 6 e certificati Verdi) rappresenti un fattore di grave distorsione del mercato che impedisce il decollo di una efficiente filiera del recupero della materia, privilegiando a senso unico i processi di combustione. Questa anomalia è già stata con chiarezza individuata e denunciata dalla FNOMCeO nel documento in precedenza citato, che non può essere ignoto al collega Bertollini.
Per il prestigio dell’Istituzione che il dott. Bertollini rappresenta e per la delicatezza e l’importanza che l’argomento riveste, auspichiamo una pronta ed argomentata precisazione da parte dell’intervistato, che vada oltre alle banalità citate nell’articolo, quale quella relativa all’inceneritore di Vienna.
L’inceneritore di Vienna è ormai un esempio fortemente inflazionato, da sempre usato dai venditori di impianti di incenerimento, senza che mai alcuno si premuri di tener conto delle puntuali critiche che sono state rivolte a questo, come agli altri impianti di incenerimento, da Organizzazioni non governative, quali ad es. Greenpeace3 o il WWF4: se ciò è scusabile sulla bocca di politici ed amministratori non addetti ai lavori, appare francamente inadeguato per un funzionario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Dott. Michelangiolo Bolognini Pistoia, Prof. Antonio Faggioli Bologna, Dott. Paolo Franceschi Savona, Dott. Matteo Frusi Cuneo, Dott. Gianluca Garetti Firenze, Dott. Patrizia Gentilini Forlì, Dott. Giovanni Ghirga Civitavecchia, Dott. Manrico Guerra Parma, Dott. Gustavo Mazzi Pordenone , Dott. Giovanni Invernizzi Sondrio, Dott. Ferdinando Laghi Castrovillari, Dott. Ruggero Ridolfi Forlì, Dott. Giovanni Vantaggi Gubbio, Dott.Vincenzo Migaleddu Sassari
Parma 17 Marzo 2010
7) Linzalone N et al, Incinerators: not only dioxins and heavy metals, also fine and ultrafine particles-Epidemiol Prev. (2007) Jan-Feb;31(1):62-6
8) Ari Rabl et al. Environmental impacts of solid waste: a comparison of landfill and incineration
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